Ignoranti ma belli: DOOM

  • Regia di Andrzej Bartkowiak (2005)

Probabilmente bisogna essere matti per scrivere qualcosa di buono su Doom, adattamento dell’omonimo e sempre bellissimo gioco della ID Software. Eppure, eccomi qua.
Doom non è per niente un capolavoro, e nemmeno un perla, ma lo salvo dal definirlo un fallimento totale.

Nel 2026 degli scienziati scoprono un portale che dalla Terra conduce direttamente su Marte, di conseguenza la UAC costruisce una base di ricerca archeologica e scientifica sul pianeta rosso. Ma qualcosa va irrimediabilmente storto durante le ricerche e gli scienziati non hanno più il controllo. Viene chiamata così una squadra di militari, la RRTS (Rapid Response Tactical Squad), incaricata di contenere e neutralizzare l’eventuale minaccia.

Questa la trama del film, che già dalle prime inquadrature mostra come il suo intento iniziale non sia quello di spaventare lo spettatore con orrori di vario genere (e viene mostrata roba forte, eh), ma più quello di intrattenere con scene d’azione, sparatorie e un po’ di sano splatter. Lo capiamo dalla primissima scena che mostra il Dott. Carmack (furbo omaggio al grande capo della ID Software John Carmack) e il suo team fuggire da qualcosa di mostruoso… con sotto una colonna sonora da film d’azione.

Nulla di male, per carità, ma pone già le basi del film che finirà per essere un tripudio di cazzaraggine (esiste questo termine?), montaggi confusi durante le sparatorie (tranne una) e cose illogiche messe lì un po’ a cazzo di cane.
Infatti, uno dei problemi di Doom è la sceneggiatura che arranca a decollare e che mette in mostra varie cazzate. Ed è un peccato, perchè quando hai nel cast The Rock, Karl Urban e Rosamund Pike non dovresti sprecarli così, per un film che funziona veramente bene in una sola scena (e che scena!).
Un po’ di buona volontà ce la mette, raccontandoci dei traumi del soldato Reaper (Urban) e di sua sorella Samantha (Pike) che da piccoli hanno perso i genitori durante degli scavi archeologici su Marte, ma non riesce a coinvolgere più di tanto. Rosamund Pike invece coinvolge, perchè è bellissima.
Condiamo il tutto con alcune illogicità che a pensarci mi viene da ridere, come la scena della morte di Destoyer, nella quale un tubo di metallo (di METALLO!) non è attraversato da corrente messo a contatto con la parete elettrificata di una cella di detenzione mentre un mostro enorme sta friggendo contro di essa. Ovviamente Destroyer il tubo lo sta impugnando e lui non prende la scossa. Logico.

In generale i personaggi non godono di una caratterizzazione eccelsa, ma hanno tutti quella particolarità che li rende unici. Abbiamo il tormentato, il gigante, il novellino, il pervertito, il ragazzo simpatico e bonaccione, il religioso e il comandante rigido, rigoroso e monoespressivo (The Rock). D’altra parte, i dialoghi volgono al scurrile fluente nei momenti di panico, creando delle orchestre di “cavolo”, “Diavolo”, “vaffanculo” e “cazzo”.

A proposito di Diavolo, la componente demoniaca che caratterizza la serie di videogiochi è stata completamente asfaltata in favore della fantascienza, con i soliti scienziati che osano quel passetto in più che porta alla sciagura. Ammetto che il tema dell’oltrepassare il limite mi affascina da sempre, ma ormai è trito e ritrito, usato come scusa per creare prodotti trash il più delle volte.
Credo sia questo lo scivolone che ha portato il film verso il flop commerciale; eliminare la natura infernale degli orrori presenti nei giochi (soprattutto in quel capolavoro di Doom 3) è stata la mastodontica zappata sul piede. I fan non sono mai contenti, si sa, ma se c’è una cosa di cui non puoi fare a meno in Doom sono i riferimenti al demonio, all’inferno e al Male assoluto.

Ci hanno provato a lasciare un accenno a questo, facendo riferimento al male come proprietà intrinseca dell’animo umano e col soldato religioso che prega e cita passi della Bibbia, ma questo non basta al fan di Doom. Anzi, diciamo che al fan non gliene frega proprio un cazzo se il Cromosoma 24 determina la tua vera natura, se sei buono o cattivo (altro lato che trovo interessantissimo e che avrebbe potuto essere sfruttato meglio, forse).
Ci volevano i demoni, ma purtroppo gli unici demoni presenti nel film sono quelli che Reaper deve affrontare, quelli del suo passato. Oh, almeno qui il fanatico religioso non è ispanico.

Tuttavia, i mostri ce li teniamo così come sono, anche perchè sono per la maggior parte delle volte practical effects creati dal team del Maestro Stan Winston e solo quando necessario realizzati in computergrafica. Ebbene sì, un film come questo può vantare degli animatronics degni di nota.
Era il 2005 e già si diffondeva la cattivissima abitudine di rimpiazzare i mostri veri con quelli completamente creati in CGI, così incredibilmente finti e senza peso. Ma qui no, qui la mentalità è fortunatamente vecchia scuola.
Oltre alla collaborazione di Winston, il film vede anche quella di Doug Jones nei panni di alcuni mostri, attore che ha costruito un’intera carriera nell’interpretare creature strane, collaborando molto con Guillermo Del Toro negli anni.

La prima volta che vidi Doom rimasi come stregato dai mostri e dai vari schizzi di sangue e arti mozzati presenti su schermo. Ero ragazzino e ancora il mio stomaco non aveva fatto i conti con Cannibal Holocaust, ma la scena dello zombie che risucchia la coda di topo come fosse uno spaghetto mi fece contorcere lo stomaco più di ogni altra per anni. Per quello mi piaceva, era sangue e mostri orribili, anche se in maniera molto più tenera rispetto ai giochi (quando prendevo in mano il joystick per giocare a Doom 3 mi si gelavano le mani).

Ma c’era un altro motivo per cui mi piacque così tanto, ed è lo stesso che mi impedisce di buttare via il DVD: la scena dello sparatutto in prima persona. Si tratta della scena più bella e meglio orchestrata dell’intero film. Un falso piano sequenza con fucile in primo piano di quattro minuti e mezzo, ultra adrenalinico, divertente e realizzato in maniera efficace, dal montaggio alla colonna sonora fantastica (che vi metto qui), passando per gli effetti speciali, ottimi sia pratici che in CGI.
Si tratta di una di quelle scene per le quali darei un rene pur di poterla vedere al cinema una sola volta, e c’è da ammettere che sarebbe l’unica scena che fa valere il prezzo del biglietto. E poi vogliamo parlare del Pinky Demon come mostro finale? Affrontato con la motosega, per di più.

No comment. Troppo figo.

Ebbene sì, questa sola scena è in grado di farmi amare questo film ignorante (non capisco ancora se volutamente o meno), perchè è perfetta, ha un ritmo tutto suo ed esalta ogni volta che la si vede. Quasi non sembra diretta da Andrzej Bartkowiak per quanto è diversa dal resto del film.

Doom, film che ci prova ad essere serio, ma diretto male e con esiti altalenanti, che tuttavia resta sempre divertente e godibile se siete alla ricerca di un’ora e mezza di sparatorie e mostri senza impegno. Vi riporto qui sotto la scena in prima persona e vi saluto.

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