GLASS – L’hype che mi frantuma

Ebbene sì, finalmente esce il trailer che darà un senso alla mia esistenza su questa terra fino a gennaio: Glass, di M. Night Shyamalan.
Se avete letto le mie “recensioni” di Unbreakable e Split, sapete già che sono un fan della piccola serie messa su dal regista indiano, che proprio grazie a Split è tornato a fare bei film dopo un periodo di buio artistico mica da ridere.

Glass rappresenta il terzo ed ultimo capitolo della personalissima saga sui supereroi di Shyamalan, che già dal trailer fa venire la bavetta alla bocca a chiunque abbia apprezzato i precedenti due film.
In questo terzo film vedremo riuniti tutti i protagonisti visti in passato, non sto nemmeno ad elencarveli, che tanto non serve. Si tratta quindi di una sorta di overdose artistica, con quattro attori che hanno saputo dare il meglio di loro lavorando con Shyamalan.
David Dunn, Elijah Price, Casey Cook e Kevin Wendell Crumb (più altri 23), tutti riuniti per quello che pare essere uno scontro finale nel quale realtà e fumetto si fondono, pur mantenendo quell’alone di dubbio e mistero che affascina sempre.

Il trailer mi fa ben sperare, oltre che esaltare come un bambino davanti alla sua torta di compleanno. Voglio essere fiducioso, pur sapendo che realizzare un terzo capitolo è una responsabilità bella pesante per qualsiasi regista, soprattutto se, come in questo caso, il secondo è diventato tale solo negli ultimi minuti di film, a sorpresa come piace al nostro Night.

Nel caso il film gli riesca bene (e non voglio avere dubbi a riguardo) sarebbe una delle trilogie più belle di sempre, a mio parere. Una delle più riuscite, quasi perfetta, oserei dire.
Già mi immagino il cofanetto Blu-Ray con i titoli: Unbreakable, Split, Glass. Tre film il cui titolo è dato da una sola parola; è qualcosa che rende un’immagine di solidità, cazzutaggine.

Fino a gennaio (o forse anche oltre, dipenderà dall’uscita italiana) è lunga, non resta che goderci l’esaltante trailer (che vi riporto qui) e riguardarci Unbreakable e Split.

“Come dobbiamo chiamarla?”
“Nome: Mister. Cognome: Glass.”

 

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