Ignoranti ma belli: THE MEG

  • Regia di Jon Turteltaub (2018)

In principio era Lo Squalo…

…poi arrivarono i suoi sequel ufficiali, quelli apocrifi italiani e una gran quantità di film (di cui molti trash a livelli imbarazzanti) con protagonista uno dei pesci più belli e pericolosi del mondo.
Film che hanno contribuito a dare una cattiva fama allo squalo in generale, non solo al grande squalo bianco, a dimostrazione di quanto i film possano condizionare il pubblico.

Estate 2018, arriva The Meg (non lo chiamerò mai con l’orribile titolo italiano), diretto da Jon Turteltaub e con protagonista Jason Statham che dovrà fare i conti con uno squalo preistorico, il megalodonte.
Grosso modo la trama è quella che ho scritto sopra, ma se proprio vogliamo andare nel dettaglio, il film ci racconta di Jonas Taylor (Statham) un sub professionista con un passato doloroso alle spalle, dato da una brutta esperienza durante una missione di salvataggio in un sottomarino. Così ha deciso di vivere in esilio in Thailandia, e ha giurato di non immergersi mai più, fino a quando non gli viene chiesto aiuto dal Dott. Minway Zhang (Winston Chao), a capo della stazione di ricerca Mana One.
Gli scienziati della Mana One hanno scoperto un punto dell’oceano, al largo delle coste cinesi, più profondo della Fosse delle Marianne, che pare avere un ecosistema tutto suo. In esplorazione vanno in tre, compresa l’ex moglie di Jonas, e vengono attaccati da qualcosa di enorme, rimanendo intrappolati lì sul fondale.
E che fa Jason? Non va? Certo che va.

Va e torna con l’ex moglie, ma qualcos’altro torna con loro.

Quindi, vado?

Non ho letto i libri (prima o poi lo farò), quindi non mi metterò ad elencare le differenze tra film e romanzi, ma posso dire che, a parte una sceneggiatura zoppicante in più punti (scritta a sei mani), dialoghi che rasentano l’imbarazzante e delle inesattezze scientifiche da far paura, The Meg è maledettamente divertente.
Costato 150 milioni di dollari, racimolati negli anni, ne ha già guadagnati il doppio, e continua ad incassare benissimo, sia in Italia che all’estero. Perchè?
Perchè con 150 milioni di budget, non si poteva mantenere la natura horror dei romanzi, troppi soldi in ballo e rischio di flop enorme; lo stesso Turtletaub ha dichiarato che c’erano diverse scene gore e ricche di sangue in origine, poi tagliate in fase di montaggio, a sua detta “morti davvero terrificanti”.
E qui la mia metà oscura assetata di sangue piange e si dispera, per quello che poteva essere questo film se solo avessero mantenuto le scene raccapriccianti. Ma passiamo oltre, pensiamo al film come è uscito in sala.

The Meg parte davvero dopo una mezz’ora buona (utilizzata per creare attesa e presentarci i personaggi), quando finalmente si inizia a vedere lo squalo, al 100% in computergrafica ma bellissimo, grosso, cattivo e senza quell’aria di “finto” e senza peso. Insomma, ci si inizia divertire quando parte la caccia allo squalo e da quel momento in poi si punta tutto sull’azione (scelta saggia) e sulla ficaggine delle sequenze in cui il Meg fa danni.
Fra momenti comici che, dopotutto, non guastano e tre o quattro omaggi a Lo Squalo di Spielberg (graditissimi e che danno valore al film) si fila liscio fino alla fine, divertendosi senza tante parolacce e senza una sola goccia di sangue umano. Sangue di megattera, sì, ma non umano.

Il risultato, quindi, è un film per famiglie, che tutti possiamo vedere senza problemi, divertente e ricco di azione. Questo sta permettendo di a The Meg di incassare tanto, la totale assenza di scene disturbanti in favore del divertimento spensierato. Con un investimento di 150 milioni, non oso pensare a quanto poco avrebbe incassato se fosse uscito con un rating R negli USA, o con un bel “Vietato ai minori di 14 anni” in Italia.
Una buona mossa di marketing, bilanciata da contenuti adatti a tutti e a scene esaltanti con uno squalone di 20 metri e passa (che è il vero protagonista del film).

Ah! Se ti becco!

Non serve dire tanto altro, è da godersi per quello che è, senza pensare alle scene gore tagliate (se ci penso soffro), senza tenere conto delle incongruenze scientifiche (come se i vari Jurassic Park lo avessero mai fatto, in particolare i più recenti Jurassic World…) e staccando il cervello per un’ora e mezza di sana ignoranza, ammirando un megalodonte alla sua prima apparizione dignitosa in un film.

E poi, dopotutto, va bene così, Turteltaub non faceva niente da circa cinque anni e se per risollevarsi gli serviva un blockbuster su uno squalo preistorico, tanto meglio. Gli incassi gli faranno guadagnare fiducia agli occhi dei produttori, che ormai, nei grandi studios, la bravura del regista si misura in incassi.

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