THE NUN

  • Regia di Corin Hardy (2018)

Magari sarò io ad essere, nonostante la giovane età, antico e avente una concezione di “orrore” vecchia come i cucchi che di questo genere ne hanno fatto la storia, ma a me il jump scare non piace.
Eppure ho visto e apprezzato entrambi i Conjuring, soprattutto il secondo, bello pompato e tecnicamente interessante, solo che i jump scares non li sopporto. Sono l’esatto contrario di quello che si dovrebbe provare durante la visione di un horror con entità maligne, ovvero non uno spauracchio di 0,0059 secondi dato da uno sbalzo di volume che in decibel supera il record di Ian Gillan nel Made in Japan, ma una tensione palpabile, qualcosa in grado di angosciare durante e dopo la visione del film.

Pare che me ne dovrò fare una ragione, perchè The Nun sta incassando a meraviglia fin dal weekend di apertura. Questo cosa significa? Che, nonostante qualche salto di troppo e le solite banalità da horror americano a basso budget, The Nun sta piacendo. Vuoi perchè c’è il nome di James Wan fra i produttori, vuoi perchè hanno speso in marketing, o semplicemente perchè è legato al mondo di The Conjuring, questo film sta facendo ingrossare le tasche dei produttori.

Andiamo con ordine e vediamo la trama: anni ’50, un prete esorcista e una ragazza, che sta per prendere i voti da suora, vengono mandati dal Vaticano nell’Abbazia di Santa Carta, in Romania, per indagare sul misterioso suicidio di una suora, morta impiccata.
Molto semplice, quindi, ma non per questo non stimola la curiosità. Una curiosità malsana, direi, quella dello spettatore, di vedere in faccia un demone che già conosce bene da The Conjuring 2. Eppure, il regista Corin Hardy (o chi per lui) fa una cosa (secondo me) molto saggia: non mostra esplicitamente il nostro amico Valak per più di metà film, alimentando quel desiderio di vedere qualcosa che ci spaventa, nonostante lo avessimo già visto benissimo in precedenza.
Così facendo lo spettatore rimane seduto a guardare e aspetta di vedere il demone che lo ha portato al cinema.

Nel mentre, Valak si mette in mostra (sin dall’inizio) in vari modi: come ombra (ripercorrendo una celebre scena di The Conjuring 2), ingannando in vari modi i protagonisti e cercando di farli fuori. Proprio in mezzo a questi attacchi ai personaggi troviamo alcune sequenze degne di nota e delle trovate decisamente interessanti, di più non posso dire perchè sarebbe spoiler.
Insieme a queste, The Nun gode di un’ambientazione molto bella che nello stile ricorda il reale castello di Dracula, così come lo ricorda la situazione di suor Irene e padre Burke, invitati a rimanere a dormire in quel posto spettrale dalla Badessa (che tutto emana, tranne il sacro, un po’ come il famoso Conte). Un parallelismo involontario, forse? A me piace pensare che sia un piccolo omaggio a Dracula, considerando anche che The Nun è tutto ambientato in Romania.

Piccole cose, quindi, che fanno apprezzare un minimo il film, che non ha una scrittura poi così originale e nemmeno dei personaggi approfonditi; considerando che non sono carne da macello, un po’ di profondità in più non avrebbe fatto male, invece della piattezza generale che emanano. In particolar modo, suor Irene (Taissa Farmiga, sorella di Vera) avrebbe meritato una caratterizzazione degna di nota, dato che molto del peso della pellicola lo deve portare lei.

Eppure, in qualche occasione si teme per loro, soprattutto quando Valak se la prende con padre Burke (Demián Bichir).
Però, diciamoci la verità, non si va al cinema vedere The Nun tanto per i personaggi, ma per vedere il demone in azione, interpretato sempre in modo spaventoso da Bonnie Aarons, che fa già paura da sé.

Passereste la notte di Halloween con lei?

E, in effetti, di momenti di azione ce ne sono abbastanza, soprattutto verso la fine, quando Valak fa davvero il prepotente. Ma non è solo il demone a incutere timore o a creare quell’aura tetra che permea ogni singola stanza dell’abbazia, ci si accorge del Male fin dal primo momento in cui i protagonisti mettono piede lì dentro. Un male in grado di insinuarsi nel sacro e convertirlo in sacrilego; ogni ombra, ogni mura del posto è malvagia.

E così, fra qualche trovata interessante, un’atmosfera tetra (e demoniaca) perenne e un jump scare di troppo (mannaggia a loro), The Nun fila liscio fino alla fine e, tirando le somme soddisfa… almeno un po’.
Bene, ma non benissimo e male, ma non malaccio. Ormai penso che la formula inventata dalla premiata ditta James Wan sia quella e io mi dovrò rassegnare una volta per tutte ai vari salti sulla sedia che tanto van di moda, utili al cazzo e che non danno un incentivo a rivedere il film più volte. In questo caso, almeno l’atmosfera ci salva.
Ci sarà un sequel? Molto probabile. Dopotutto, entriamo in sala per vedere un prequel, quindi sappiam già che non è affatto finita lì, ma che ciò che abbiamo appena visto è solo l’inizio.

 

 

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